India - Disciplina doganale

 

L’India adotta la nomenclatura combinata di Bruxelles ed è firmataria del WTO; le merci sono classificate secondo il Sistema Armonizzato (HS - Harmonized System) e la maggior parte delle tariffe è ad valorem. Il regime doganale è disciplinato dal Custom Act del 1962 e dal Custom Tariff Act del 1975. Nell’Aprile 1992 è stato introdotto il nuovo Foreign Trade Development and Regulation Act, per la liberalizzazione delle importazioni di tutti i prodotti, eccetto quelli inclusi nelle “negative list” e quelli riservati alle piccole e medie imprese. Sotto il profilo organizzativo, il massimo organo amministrativo competente il materia doganale è il CBEC - Central Board of Excise & Customs, il quale è parte del Department of Revenue del Ministero delle Finanze.
Tale organismo è presente sul territorio indiano mediante le proprie articolazioni periferiche (field organizations): le Customs, le Customs and Central Excise Zones, i Commissionerate of Customs, ecc.

L'India, nonostante sia un membro del WTO dal 1 gennaio 1995, ha consolidato solo il 71% delle linee tariffarie per prodotti industriali. La maggior parte di queste, inoltre, (il 55,87%) sono consolidate ad un livello piuttosto alto (55-25%). Il livello medio dei dazi applicati per le tariffe non consolidate è del 30%. Inoltre numerose linee tariffarie (270 sul totale di 4480) – riguardanti principalmente tessile ed abbigliamento – sono coperte da dazi non ad valorem.- Sui vini e liquori le tariffe doganali si aggirano attorno al 150%. Ad esse vanno aggiunte una serie di tasse accessorie che vengono applicate dopo lo sdoganamento del prodotto (fra queste: excise duty, countervailing duty, tasse locali a seconda dello Stato, costi di registrazione delle etichette, etc. ), facendo lievitare il costo al consumo.
Il segmento lusso sconta tariffe fino al 40%. Ciò è dovuto principalmente alla pratica indiana di applicare il dazio sul Prezzo Massimo di Vendita (Maximum Retail Price), prezzo teorico artificiosamente calcolato attraverso l'applicazione di un coefficiente, anziché' sul valore in fattura.
Nel settore automotive, si segnala presenza di un dazio aggiuntivo su alcune componenti (Completely Knocked Down Kit) che varia dal 30 al 60% a seconda del grado di assemblaggio.
L’india fa anche massiccio ricorso a misure di anti-dumping a scopo protezionistico (sono circa 200 i prodotti su cui grava un dazio anti-dumping).
 
Tutti i prodotti confezionati (Packages Commodities) per essere importati e commercializzati in India devono riportare in etichetta il Prezzo Massimo di Vendita (Maximum Retail Price – MRP). Tale prezzo "teorico” è ricostruito in base a coefficienti di calcolo e moltiplicatori che includono anche spese di trasporto, di assicurazione e tasse locali.
Particolarmente delicato il comparto alimentare, a causa delle misure sanitarie e fitosanitarie richieste dall'India, che spesso vanno ben oltre i requisiti adottati in seno all'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale. Si segnalano in particolare difficoltà in materia di carne di pollo e di maiale e prodotti derivati, seme bovino, alcuni prodotti caseari. Problematiche permangono anche in connessione all'importazione di frutta e vegetali, fiori ed alcuni tipi di legname, dovute principalmente alla prescrizione indiana di sottoporre le merci anticipatamente a fumigazione (Pest Risk Analysis), secondo una procedura particolarmente lunga e non chiara. Si segnala inoltre che allo stato attuale l'India non ammette importazione di prodotti a base di carne di maiale non cotta, ma processata o stagionata (come prosciutto crudo, pancetta etc).
Vi sono restrizioni all'importazione di taluni prodotti, attraverso un sistema di licenze non automatiche, applicato ad esempio alle importazione di alcune pietre come marmo e granito, nonché' di alcuni prodotti di acciaio.
In generale l'assenza di un'armonizzazione degli standard locali di qualità con quelli europei (e a volte anche con quelli internazionalmente riconosciuti), crea difficoltà in numerosi settori, ad esempio quello delle acque minerali.
 
Attualmente la politica commerciale indiana è regolata dalla Foreign Trade Policy 2009-2014, il cui obiettivo è quello di semplificare l’insieme di norme e regolamenti doganali e ridurre progressivamente dazi e tariffe.
La più immediata conseguenza di questa politica di apertura commerciale è il libero accesso al mercato indiano di tutti i prodotti agricoli e di quelli di consumo, a lungo considerati beni “non essenziali”.
 
La tariffa doganale indiana su tutti i prodotti importati è composta da diversi elementi:
  • una tariffa base notificata al WTO e monitorata nella sua applicazione che va dallo 0% al 15%, esclusi i prodotti agricoli ed i latticini;
  • un'addizionale aggiunta o dazio doganale compensativo, che collega il carico fiscale dell'importazione con le imposte sui beni di consumo vigenti in India.
Le spedizioni aventi come destinazione l’India devono essere accompagnate dai seguenti documenti:
  • fattura commerciale in triplice copia redatta in inglese, contenente la menzione del numero e la data della licenza indiana di importazione, nonché il paese di origine della merce;
  • lista dei colli;
  • documenti di trasporto;
  • certificato di origine, solo su richiesta dell’importatore, redatto su formulario comunitario e istato dalla Camera di Commercio competente;
  • eventuali certificati sanitari.